Archive for novembre, 2011
Il nuovo lotto 2 bis
Ha visto la luce tra lunedì e martedì, durante la commissione consiliare sul territorio e la prima tappa del tour delle frazioni, il nuovo piano strategico del traffico della giunta Sermenghi. La volontà è quella di offrire un’alternativa allo storico lotto 2 bis della LungoSavena, progettato per alleggerire il traffico sulla via San Vitale, in direzione Villanova.
“Mi sono stancato delle promesse dei politici”, esordisce il sindaco, “amo la verità e credo che in questo caso vada resa nota, anche se non piace: il lotto tre, decisivo per la viabilità di Villanova e necessario per i collegamenti al 2 bis, non è ancora stato messo in cantiere dal Comune di Bologna e, per i costi che comporta in questo momento, probabilmente non verrà mai realizzato”. “Perché dovremmo sforare il patto di stabilità”, tuona Sermenghi, “per un’opera di cui non conosciamo i tempi certi di realizzazione e i cui costi continuano a lievitare?”.
Da qui la volontà di esplorare percorsi alternativi, nel tentativo di risparmiare soldi e tempo: “All’inizio del 2010”, racconta l’assessore alla viabilità Alberto Biancoli, “avevamo avuto da Snam ed Hera la garanzia che le loro strutture situate nel percorso del lotto 2 bis sarebbero state spostate, cosa che non si è ancora verificata. Ora proviamo a disegnare un altro percorso e, dopo esserci confrontati con la cittadinanza, commissioneremo uno studio di fattibilità per verificare i costi dell’opera ”.
Il nuovo progetto prevede la realizzazione lungo la via San Vitale, all’altezza della zona Stellina, di una rotonda che, tramite un sovrappasso che superi la linea ferroviaria, sposti il traffico verso la via Bargello, che sarà allargata (da otto a undici metri) e potenziata con due rotonde, una all’inizio della via stessa e l’altra all’incrocio con via del Frullo. Il nuovo percorso si congiungerà poi con il lotto 4 della LungoSavena.
L’idea piace alla lista civica ‘Marchisindaco – Uniti per Castenaso’, che esprime apprezzamento riguardo la proposta della giunta per voce del capogruppo Mauro Mengoli: “si tratta di un progetto molto simile a quello presentato dal nostro gruppo anni fa, che venne bocciato dalla precedente giunta, probabilmente a causa della paternità della proposta. Ora finalmente il buonsenso ha prevalso, e ricominciamo a parlarne”. Dario Chiletti, del comitato di cittadini di Villanova che da anni si batte per il completamento della LungoSavena, è invece meno convinto: “il nuovo progetto risolverà forse i problemi di Castenaso, ma su quelli del centro di Villanova non influisce. Magari la nuova opera costerà meno, ma sarà anche meno efficace sul traffico della frazione”.
Il sindaco Sermenghi invita infine al dialogo e alla collaborazione: “nessuno vuole abbandonare il progetto LungoSavena, ma noi proponiamo un’idea alternativa che potrebbe offrire più certezze. La volontà è quella di confrontarci con tutti i cittadini”.
( per ‘il Resto del Carlino’ di giovedì 17/11/2011 )
Bologna Valley
Il pezzo di seguito è stato scritto per ’ Linkiesta ‘ circa un mese fa: non ho ancora ricevuto un feedback dalla redazione, lo condivido qui nel frattempo. Si tratta di un viaggio, interessante seppur parziale, nel mondo delle start up di Bologna. Il panorama della nostra città è molto ricco, nonostante spesso non se ne parli abbastanza. Datemi un parere sul pezzo e condividetelo, se vi va.
“Il motivo per cui abbiamo scelto di rimanere a fare impresa qui? Lo hai davanti” , confida Massimo Ciociola guardando Piazza Santo Stefano, “quello della Silicon Valley è un falso mito: nessun paese come l’Italia è così ‘inspiring’ , e chi gestisce una start up è sottoposto a così tante pressioni che ha bisogno di una buona qualità della vita per rendere al meglio”. Ciociola, ‘padre’ degli startupper bolognesi, è personaggio fuori dal comune: a soli vent’anni crea Wireless Solutions, acquistata da Dada nel 2003. Negli anni seguenti lavora per l’azienda di Firenze viaggiando in tutto il mondo, e nel gennaio 2010 comincia a lavorare alla sua nuova creatura: MusiXmatch. Dopo aver notato che la parola ‘lyrics’ è la più cliccata su google (oltre 350 milioni di ricerche al mese), Musixmatch crea il più grande database al mondo di distribuzione legale dei testi, stringendo accordi con le maggiori case discografiche, sviluppando un giro d’affari che va dagli Stati Uniti a Israele; l’idea piace, e il fondo Francesco Micheli Associati (il cofondatore di Fastweb) decide di investirvi 2.5 milioni di dollari: “agli imprenditori di questo tipo non importa nulla di manovre, scioperi e di ciò che avviene in questo paese, non ‘ci impatta’. Abbiamo uffici a Singapore, a Londra e a San Francisco, internet permette di bypassare i confini, lavorando in tutto il mondo ma continuando a vivere in una città dall’alta qualità della vita come Bologna”.
La tesi di Ciociola sposa i pregi del nostro paese ignorandone le difficoltà istituzionali e politiche, come vivesse in un altro luogo: “un po’ di amarezza per la situazione odierna resta. Tremonti taglia sviluppo e ricerca mentre ad esempio in Francia, dal 2007, si registrano dieci miliardi di investimenti in nuove imprese, dopo che Sarkozy ha deciso di detassare i venture capital e ha offerto loro la liquidità della cassa depositi. Questo paese ha le potenzialità giuste, e Bologna tutte le carte in regola per diventare un ecosistema florido per le start up”. La locale università resta un polo di attrazione fortissimo per le giovani menti, ma la città sembra non accorgersi delle tante realtà nate dal nulla sul territorio: come quella di Giacomo ‘Peldi’ Guilizzoni, che un paio d’anni fa con la sua Balsamiq Mockups ha creato il primo programma di grafica per assemblare interfaccia utenti e mettere in digitale la struttura di un software o un sito, raggiungendo subito un grande successo e rimanendo a vivere a Bologna, mentre la sede della sua attività si trova a San Francisco.
Lavorano a Bologna anche i ragazzi di Mopapp, che hanno ideato un programma che permette agli sviluppatori di applicazioni di monitorare le performance dei loro prodotti su più negozi on line,fornendo un unico spazio dove controllare i diversi parametri che misurano le loro prestazioni. Il lavoro è valso ai tre giovani, Alessandro Rizzoli, Federico Sita e Marco Bellinaso, il premio europeo Microsoft BizSpark, vinto a Bruxelles lo scorso giugno.
Altra realtà del panorama bolognese è Spreaker, una social web radio dove tutti i contenuti e i palinsesti sono creati dagli utenti e dove si possono condividere idee, approfondire dibattiti, informare ed informarsi a tempo di musica. È notizia di qualche settimana fa, ripresa da numerosi media americani molto interessati al progetto, che i due soci principali, Francesco Baschieri e Daniele Cremonini, hanno ricevuto un secondo round di finanziamenti da 1,1 milioni di dollari. Nel frattempo hanno aperto una sede a San Francisco, lavorando comunque a Bologna e cercando di fare per l’audio ciò che Youtube ha fatto per i video, fornendo uno strumento semplice e a disposizione dell’utente, utlizzato anche dai ribelli libici e dagli indignados spagnoli per diffondere i loro racconti via web.
Il panorama bolognese è davvero ricchissimo: da Mavigex, che lavora nel settore della mobile tv, a Mexage, specializzata in servizi sulla tecnologia wireless radiomobile, fino a Maptoapp, il cui servizio web consente agli utenti di creare la propria guida turistica personalizzata per Iphone e Android, e che nei mesi scorsi ha realizzato l’applicazione della guida per il Comune di Bologna. La città, che sabato 17 settembre ha inaugurato il più grande Apple Store in un centro storico italiano, sembra non capire che questi ragazzi possono dare vita a una piccola ‘valley’, se solo avessero la possibilità di fare network e trovassero sinergie con le realtà locali. In realtà un incubatore esiste, si trova alla facoltà di agraria e si chiama Almacube: è stato lanciato nel 2001 dall’università di Bologna, dalla fondazione Cassa di Risparmio e dalla fondazione Almamater, e i numeri parlano di circa cinquanta realtà imprenditoriali supportate in dieci anni, con oltre dieci milioni di euro di fatturato: “il nostro è un consorzio di imprese senza fini di lucro, che offre un luogo di lavoro e incontro alle giovani start up”, racconta il referente Fabrizio Bugamelli, “la realtà è che il tema dell’innovazione d’impresa non è mai permeato nel tessuto della città, manca da parte delle istituzioni il tentativo di coordinare i movimenti e offrire progetti ambiziosi da condividere con gli attori protagonisti”.
“Almacube è una realtà conveniente”, racconta Francesco Baschieri di Spreaker, “ Il problema di fondo e’ che ospita aziende che non hanno troppo in comune e quindi non si riescono a creare sinergie. Occorrerebbe uno spazio di co working dedicato alle aziende Consumer Web, dove pensare di inventare qualcosa avendo ambizioni globali. Un open space dove sia possibile incontrarsi e scambiare pareri ed esperienze in un cammino comune, un Pier 38 in salsa bolognese”.
“La mentalità sta cambiando anche qui”, confessa Federico Sita di Mopapp, “la spinta viene dalle tante persone che ci stanno provando dal basso, senza una regia pubblica. A un certo punto del cammino, però, serve un sostegno da parte delle istituzioni, magari non tramite finanziamenti (su cui gli enti esigono delle garanzie), ma offrendo un luogo in cui poter lavorare, eventi a tema sponsorizzati e sostenuti e una rete di professionisti fruibile facilmente, per far fronte alla mole di burocrazia che regna in questo paese”.
In tal senso, alcuni giovani imprenditori hanno intrecciato un dialogo con l’assessore regionale Muzzarelli, su cui finora non ci sono stati sviluppi. Servono passi concreti: creare un fondo di investimento misto pubblico privato, enti locali che garantiscano la burocrazia necessaria per aprire una srl in poco tempo e dedichino una parte dei propri bandi alle start up, e fondi di garanzia per ottenere crediti bancari. La città continua a far finta di nulla, quando potrebbe essere un centro di investimento importante in materia, osservando l’alternarsi di sindaci disinteressati o assenti, fino all’odierno primo cittadino Virginio Merola: “piuttosto che perdersi nelle solite polemiche”, conclude Ciociola, “organizzi a Bologna un festival delle start up da tutto il mondo, attragga talenti qui e ci offra uno spazio dove lavorare. Vogliamo confrontarci pubblicamente con amministratori così incompetenti sui temi della tecnologia, che per dimostrare di conoscere il web pensano basti un tweet o un check-in su four square. Bologna oggi è una città ferma. nel 1995, quando arrivai dalla Puglia, era il posto migliore dove avere un’idea: è tempo che ritorni ad esserlo”.