Archive for the ‘Castenaso Bologna’ Category
L’incontro di due camere separate
Non è un caso che il sottoscritto e Don Domenico si siano conosciuti durante l’organizzazione di un evento per la città di Castenaso. La sensazione che ho avuto, fin dal primo momento, è stata quella di una persona impegnata, come me, al miglioramento e al salto di qualità del luogo in cui abita e agisce quotidianamente, in questo caso privilegiando ciò che riguarda l’ambito culturale e sociale. I risultati, specie per il sottoscritto, sono stati altalenanti, ma come ho detto fin dai primi momenti mi è parso di ritrovare in lui, fatto raro, quella voglia di migliorare la propria città che personalmente reputo un pregio fondamentale in una persona. La nostra giovane amicizia si è temprata lungo la pista ciclabile Castenaso-Marano, durante le affannose corse dello scorso inverno, impegnati, per quanto il fiato lo permettesse, a discutere di politica e letteratura (immagino che le due figure sopraccitate in movimento non sembrino al lettore così sinuose, ma mi piace pensare che due realtà così diverse votate a confrontarsi e a lottare coi propri evidenti limiti fisici lungo la campagna maranese rappresentino un’immagine piuttosto suggestiva).
Si è trattato finora di un confronto ricco di spunti, nonostante le diversità di vedute su alcuni temi. Terreno d’incontro fecondo è stato l’ambito letterario, passione comune e mansione di entrambi in ambito universitario, seppur in facoltà diverse. Nella sua tesi di licenza teologica, infatti, Domenico ha voluto esplorare il rapporto ricco di sfaccettature che lega letteratura e teologia. Per dimostrare che la prima è essenziale alla seconda, e tra le due è necessaria un’alleanza “perché ci sono cose che solo la letteratura può trasmettere con i propri mezzi specifici”, come spiega nell’introduzione al suo lavoro, citando Italo Calvino e le sue Lezioni americane:
Dato che in ognuna di queste conferenze mi sono proposto di raccomandare al prossimo millennio un valore che mi sta a cuore, oggi il valore che voglio raccomandare è proprio questo: in un epoca in cui i media velocissimi e di estesissimo raggio trionfano, e rischiano di appiattire ogni comunicazione in una crosta uniforme ed omogenea, la funzione della letteratura è la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza, secondo la vocazione propria del linguaggio scritto.
Una letteratura che è libera espressione del sentimento e del pensiero dell’uomo, e “ciò significa che essa trascende da ogni utilità pratica”, precisa Domenico citando il premio Nobel Gao Xingjian, per evitare qualsiasi utilizzo distorto per fini ideologici o religiosi, ma piuttosto per favorire un’alleanza tra diversità per un obiettivo comune. Citando sempre Calvino e le sue lezioni:
La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là di ogni possibile realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione. Da quando la scienza diffida delle spiegazioni generali e dalle soluzioni che non sono settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo.
La tempesta di primavera
“Fischia il vento, infuria la bufera”, risuonano le note dei canti partigiani, durante il pranzo dell’ANPI, a celebrare il 25 aprile di Castenaso. Le stesse parole, poco dopo, si leggeranno sul profilo twitter del sindaco Sermenghi, a testimonianza del clima infuocato delle ultime settimane, giunto al suo culmine in questa giornata, in attesa del consiglio comunale di giovedì sera. Non è un 25 aprile qualsiasi, perché precede un appuntamento importante, in cui tutti gli amministratori si aspettano accada qualcosa in grado di cambiare il corso di questa legislatura. Nel giorno della libertà i protagonisti della contesa si sono ritrovati nello stesso luogo, vicini di fatto ma lontanissimi politicamente, in attesa della resa dei conti, senza tradire nessun nervosismo né accennare qualche gesto di cortesia, al fine di stemperare la tensione. Può sembrare una cronaca romanzata, ma si allontana poco dalla realtà. La realtà, in questi tre anni di amministrazione, è sempre stata una nebulosa incertezza, formata da tanti aspetti, la maggior parte di essi estranei ai cittadini comuni, che hanno sempre avuto a che fare con le decisioni degli amministratori su scuole, tasse, manutenzione e bilanci. Oltre a questo però, la prima parte del mandato di questa giunta ha visto un proliferarsi di strategie politiche, progetti e discussioni, ma soprattutto un chiacchiericcio diffuso riguardo ai protagonisti della vita pubblica, in linea con le abitudini dei piccoli paesi di provincia, in un groviglio di scenari futuri, dissidi personali e recriminazioni sui più svariati temi. Qualcosa si è rotto, è chiaro da un po’, nella maggioranza di centro sinistra, e mai come oggi nessuno fa più nulla per nasconderlo: l’appuntamento è per giovedì sera, in consiglio comunale, il consesso dove spesso si arriva con le decisioni già prese, in cui questa volta la maggioranza sembra voler arrivare senza alcuna cautela: i panni sporchi si laveranno lì, anche se non è ancora dato sapere quali e quante criticità sarà necessario superare per andare avanti.
Le divisioni in seno alla maggioranza, con un sindaco che fin dall’inizio del suo mandato ha consultato meno frequentemente il suo partito per condividere le scelte soprattutto coi membri della giunta, non sono una novità: nel Pd succedeva anche nel mandato precedente, generando molti musi lunghi, proprio come succede ora. La novità è stata quella che le scelte della nuova amministrazione, al contrario della precedente, sono spesso coincise con le proposte dell’opposizione. Su molti temi l’amministrazione ha quindi trovato maggiore opposizione al suo interno piuttosto che nei banchi di destra in consiglio comunale, eccezione fatta per il Movimento 5 Stelle. Le divisioni nel centro sinistra in questi primi mesi del 2012 hanno subito una forte accelerazione. Dall’inizio dell’anno si sono susseguite voci riguardo alcuni avvicendamenti in giunta: il papabile, l’assessore Zerbini, è anche la persona indicata direttamente dal Pd in giunta, il che avrebbe significato mettere in discussione la scelta del partito di maggioranza provocando una spaccatura. Quando le acque sembravano essersi calmate, un’altra bomba è esplosa in via Gramsci: Paolo Angiolini, consigliere di maggioranza, ha deciso di non rinnovare la tessera del Pd, non riconoscendosi più nel suo progetto. In conformità a questa scelta, nelle settimane scorse ha comunicato ai colleghi la sua uscita dal gruppo. Angiolini, però, non ha intenzione di dimettersi: per rispetto al mandato elettorale creerà giovedì sera un altro gruppo, fuori dal centro sinistra e fuori dal Pd, sempre a sostegno di Sermenghi e della sua giunta. La ‘maggioranza bis’ è destinata a causare un cortocircuito: non è dato sapere se altri seguiranno Angiolini, decretando di fatto la fine dell’alleanza uscita vincitrice dalle elezioni del 2009. È facile immaginare chi possa aggiungersi a questa nuova creatura: le consigliere Alberoni e Da Re, tra le principali sostenitrici della politica di Sermenghi, sono i due nomi più gettonati nel centro sinistra.Dallo schieramento di opposizione potrebbe arrivare il sostegno del consigliere Marzaduri, ex Ds e ora in forza alla lista di civica di centrodestra, che ufficiosamente avvallerebbe la creazione di un nuovo gruppo che potrebbe significare, facendo qualche conto, la nascita di una maggioranza che non coinvolgerebbe il Partito Democratico. Prima di urlare al ribaltone, è bene ricordare che le possibilità elencate sopra sono ipotesi, e l’unica uscita data per certa dal gruppo è quella di Angiolini. Non è dato sapere la reazione di Sermenghi a queste fuoriuscite: un nuovo gruppo di sostegno, di sponda con l’opposizione, potrebbe fargli comodo, in vista dell’importante votazione del nuovo regolamento urbano edilizio (RUE) e delle modifiche al discusso POC del 2009, compresa la scelta di permettere agli abitanti di Fiesso di costruire nuovi immobili su terreni di loro proprietà, possibilità che la lista di centro destra sollecita da anni, e su cui il Pd è più dubbioso.
Sembra chiaro che il Pd non vedrebbe di buon occhio la creazione di un nuovo gruppo misto sulle ceneri della vecchia maggioranza e se, oltre ad Angiolini, altri due consiglieri dovessero lasciare il gruppo, i dirigenti potrebbero aprire una crisi destinata a mietere vittime. Se fino a qualche mese fa i due sfidanti si sono confrontati a distanza dentro lo stesso campo, in attesa dei momenti decisivi, ora sembrano voler uscire allo scoperto e regolare i conti in sospeso. Prima di questo episodio si attendeva il 2014, in attesa che il Pd decidesse se puntare o meno su Sermenghi per un eventuale secondo mandato, magari prima affidandosi al responso delle primarie (col rischio di promuovere un referendum pro o contro il primo cittadino), o scegliesse di rivolgersi a un altro candidato. Senza dimenticare l’ipotesi fanta-politica che vedrebbe il sindaco candidarsi contro il Pd con una lista sostenuta dai transfughi della centro sinistra a e dai civici del centrodestra. Tutto passa ora in secondo piano, poiché sembra a rischio anche la fine di questo mandato, se come è ormai chiaro i nodi verranno al pettine e le questioni saranno risolte a costo di drammatiche rotture. Il consiglio di giovedì può essere il Big Bang che farà deflagrare il centro sinistra, o la prima tappa di un lento logoramento destinato più o meno a generare i medesimi effetti. Un equilibrio così delicato non può che rischiare in ogni momento di saltare per aria, e finora ognuno si è ben guardato di fare la prima mossa, conscio che in questa estenuante lotta chi rompe per primo firma la propria condanna. Il passo indietro di Angiolini rischia di accelerare i tempi poiché nessuno, specie il sindaco, sembra più disposto a continuare questo matrimonio fittizio. L’appuntamento del metà mandato conferma la tesi: la giunta presenterà in maggio, in un consiglio comunale ad hoc al cinema Italia, il lavoro fatto in questa prima parte di percorso, mentre il Pd è ancora impegnato nelle consultazioni con iscritti e simpatizzanti e rinvierà un bilancio del lavoro svolto a dopo l’estate.
Molte cose sono andate storte tra il sindaco e il partito che lo ha scelto per correre alle elezioni 2009: la ratifica del Poc, già approvato dalla giunta Baruffaldi, in seguito disconosciuto e criticato dal primo cittadino; l’indicazione della regione di far coincidere i distretti sanitari alle unioni comunali, che ha messo di fronte Castenaso a una scelta: o il distretto di pianura Est o l’associazione comunale con San Lazzaro e Ozzano, destinata a diventare unione dopo quasi dieci anni di collaborazione. La maggioranza ha scelto compatta di rimanere nel distretto e cambiare unione comunale entro il 2013, anche in questo caso sembra però che la volontà di Sermenghi di varare il cambio immediatamente si sia scontrata con l’input del sindaco di San Lazzaro, e del Pd provinciale, di promuovere un passaggio graduale; La nuova proposta, a firma dell’assessore Biancoli, sul braccetto due bis della LungoSavena, che ha generato screzi con la provincia e anticipato la discussione sul nuovo percorso del Passante Nord, che coinvolgerebbe Villanova e su cui il sindaco si è detto totalmente contrario. Senza contare i proclami del primo cittadino contro l’inceneritore e le sue emissioni, aprendo alla proposta dei ‘grillini’ sul porta a porta. L’agenda amministrativa ha spesso sposato le tesi delle opposizioni prendendo in contropiede lo stesso Pd, ridotto a comparsa nelle scelte di governo, perso nelle divisioni di un gruppo consiliare poco attivo e spesso poco coinvolto dalla giunta.
I rapporti, anche personali, tra alcuni dirigenti del Pd (altresì membri del gruppo consiliare) e il gruppo legato al sindaco sono ormai irrecuperabili, tra accuse reciproche e dissidi su diverse tematiche: per il sindaco il partito è ancora legato alla precedente amministrazione, non si presta al confronto e non è al passo coi continui cambiamenti che questa crisi ha imposto agli enti locali. Secondo fonti provenienti dal partito, il sindaco fa proclami senza affrontare le questioni né condividere le decisioni con gli organi dirigenti e, nonostante asserisca di essere libero e controcorrente da imposizioni, avrebbe il sostegno di alcune personalità, in passato impegnate in ruoli di responsabilità all’interno della giunta, che influirebbero sulla sua azione amministrativa.
Molti cittadini dovrebbero essere messi a conoscenza dei meccanismi politici che anche a livello locale è normale incontrare, specie quelli che anticipano e spiegano un avvenimento di una certa entità. Nessuno sa cosa succederà al consiglio di giovedì, se le ipotesi sopra descritte si avverranno totalmente, in parte o per nulla. In realtà questo non è più importante. È necessario invece che le diatribe dentro la cosa pubblica, spesso inevitabili e in parte legittime, si risolvano in modo franco e senza ipocrisie, senza compromettere il percorso di legislatura votata dai cittadini. Forse si tratta di un auspicio fuori tempo massimo: motivo in più per cui, ora più che mai, i cittadini di Castenaso meritano chiarezza.
Aggiornamento: giovedì sera, al consiglio comunale, Paolo Angiolini è effettivamente uscito dal gruppo di centro sinistra, confermando, come già anticipato, il suo appoggio alla giunta e al sindaco. Dal primo cittadino Sermenghi, al capogruppo del Pd Magnani, al segretario Viti, tutti hanno espresso dispiacere per la scelta, lasciando le porte aperte alla possibilità di un eventuale ritorno, nel caso Angiolini cambiasse idea. Nessun altro, per ora, lo ha seguito, nonostante non manchino i segnali di irrequietezza da parte di altri consiglieri di maggioranza e anche di minoranza (un consigliere del gruppo Marchi Sindaco ha votato con il centrosinistra, nonostante la differente dichiarazione di voto del capogruppo). Nel giorno della resa dei conti l’atteggiamento dei contendenti è drasticamente cambiato, e lo spirito combattivo del 25 aprile ha lasciato spazio ai freddi calcoli e alle attente riflessioni sugli scenari futuri. Si sia trattato di un bluff, o di un’occasione mancata causa assenza di garanzie da parte dei protagonisti, la nascita di un’eventuale ‘maggioranza bis’ finora non si è verificata. Negli scenari locali non cambia nulla: l’obiettivo dell’articolo era descrivere il clima presente nella vita politica cittadina, clima che non è cambiato. Il rinvio delle decisioni drastiche non può che portare a due conclusioni. La prima è che il percorso del centro sinistra va avanti, non si sa per quanto, poiché un nuovo e partecipato gruppo misto avrebbe rappresentato la fine della maggioranza uscita dalle urne e un probabile stop ai lavori del consiglio da parte del Partito Democratico. La seconda riflessione non può che portare alla consapevolezza che il logoramento tra le due parti continua: non è dato ancora sapere fino a quanto potrà durare e a quali conseguenza porterà. Le diatribe interne al centro sinistra sono ben lontane da una soluzione e, che sia tra qualche settimana o nei mesi precedenti alle elezioni del 2014, sono destinate a tornare a galla. La speranza, come già ricordato, è che non interferiscano con l’azione amministrativa della giunta Sermenghi né sulle scelte che riguardano i cittadini di Castenaso.
Il nuovo lotto 2 bis
Ha visto la luce tra lunedì e martedì, durante la commissione consiliare sul territorio e la prima tappa del tour delle frazioni, il nuovo piano strategico del traffico della giunta Sermenghi. La volontà è quella di offrire un’alternativa allo storico lotto 2 bis della LungoSavena, progettato per alleggerire il traffico sulla via San Vitale, in direzione Villanova.
“Mi sono stancato delle promesse dei politici”, esordisce il sindaco, “amo la verità e credo che in questo caso vada resa nota, anche se non piace: il lotto tre, decisivo per la viabilità di Villanova e necessario per i collegamenti al 2 bis, non è ancora stato messo in cantiere dal Comune di Bologna e, per i costi che comporta in questo momento, probabilmente non verrà mai realizzato”. “Perché dovremmo sforare il patto di stabilità”, tuona Sermenghi, “per un’opera di cui non conosciamo i tempi certi di realizzazione e i cui costi continuano a lievitare?”.
Da qui la volontà di esplorare percorsi alternativi, nel tentativo di risparmiare soldi e tempo: “All’inizio del 2010”, racconta l’assessore alla viabilità Alberto Biancoli, “avevamo avuto da Snam ed Hera la garanzia che le loro strutture situate nel percorso del lotto 2 bis sarebbero state spostate, cosa che non si è ancora verificata. Ora proviamo a disegnare un altro percorso e, dopo esserci confrontati con la cittadinanza, commissioneremo uno studio di fattibilità per verificare i costi dell’opera ”.
Il nuovo progetto prevede la realizzazione lungo la via San Vitale, all’altezza della zona Stellina, di una rotonda che, tramite un sovrappasso che superi la linea ferroviaria, sposti il traffico verso la via Bargello, che sarà allargata (da otto a undici metri) e potenziata con due rotonde, una all’inizio della via stessa e l’altra all’incrocio con via del Frullo. Il nuovo percorso si congiungerà poi con il lotto 4 della LungoSavena.
L’idea piace alla lista civica ‘Marchisindaco – Uniti per Castenaso’, che esprime apprezzamento riguardo la proposta della giunta per voce del capogruppo Mauro Mengoli: “si tratta di un progetto molto simile a quello presentato dal nostro gruppo anni fa, che venne bocciato dalla precedente giunta, probabilmente a causa della paternità della proposta. Ora finalmente il buonsenso ha prevalso, e ricominciamo a parlarne”. Dario Chiletti, del comitato di cittadini di Villanova che da anni si batte per il completamento della LungoSavena, è invece meno convinto: “il nuovo progetto risolverà forse i problemi di Castenaso, ma su quelli del centro di Villanova non influisce. Magari la nuova opera costerà meno, ma sarà anche meno efficace sul traffico della frazione”.
Il sindaco Sermenghi invita infine al dialogo e alla collaborazione: “nessuno vuole abbandonare il progetto LungoSavena, ma noi proponiamo un’idea alternativa che potrebbe offrire più certezze. La volontà è quella di confrontarci con tutti i cittadini”.
( per ‘il Resto del Carlino’ di giovedì 17/11/2011 )
Bologna Valley
Il pezzo di seguito è stato scritto per ’ Linkiesta ‘ circa un mese fa: non ho ancora ricevuto un feedback dalla redazione, lo condivido qui nel frattempo. Si tratta di un viaggio, interessante seppur parziale, nel mondo delle start up di Bologna. Il panorama della nostra città è molto ricco, nonostante spesso non se ne parli abbastanza. Datemi un parere sul pezzo e condividetelo, se vi va.
“Il motivo per cui abbiamo scelto di rimanere a fare impresa qui? Lo hai davanti” , confida Massimo Ciociola guardando Piazza Santo Stefano, “quello della Silicon Valley è un falso mito: nessun paese come l’Italia è così ‘inspiring’ , e chi gestisce una start up è sottoposto a così tante pressioni che ha bisogno di una buona qualità della vita per rendere al meglio”. Ciociola, ‘padre’ degli startupper bolognesi, è personaggio fuori dal comune: a soli vent’anni crea Wireless Solutions, acquistata da Dada nel 2003. Negli anni seguenti lavora per l’azienda di Firenze viaggiando in tutto il mondo, e nel gennaio 2010 comincia a lavorare alla sua nuova creatura: MusiXmatch. Dopo aver notato che la parola ‘lyrics’ è la più cliccata su google (oltre 350 milioni di ricerche al mese), Musixmatch crea il più grande database al mondo di distribuzione legale dei testi, stringendo accordi con le maggiori case discografiche, sviluppando un giro d’affari che va dagli Stati Uniti a Israele; l’idea piace, e il fondo Francesco Micheli Associati (il cofondatore di Fastweb) decide di investirvi 2.5 milioni di dollari: “agli imprenditori di questo tipo non importa nulla di manovre, scioperi e di ciò che avviene in questo paese, non ‘ci impatta’. Abbiamo uffici a Singapore, a Londra e a San Francisco, internet permette di bypassare i confini, lavorando in tutto il mondo ma continuando a vivere in una città dall’alta qualità della vita come Bologna”.
La tesi di Ciociola sposa i pregi del nostro paese ignorandone le difficoltà istituzionali e politiche, come vivesse in un altro luogo: “un po’ di amarezza per la situazione odierna resta. Tremonti taglia sviluppo e ricerca mentre ad esempio in Francia, dal 2007, si registrano dieci miliardi di investimenti in nuove imprese, dopo che Sarkozy ha deciso di detassare i venture capital e ha offerto loro la liquidità della cassa depositi. Questo paese ha le potenzialità giuste, e Bologna tutte le carte in regola per diventare un ecosistema florido per le start up”. La locale università resta un polo di attrazione fortissimo per le giovani menti, ma la città sembra non accorgersi delle tante realtà nate dal nulla sul territorio: come quella di Giacomo ‘Peldi’ Guilizzoni, che un paio d’anni fa con la sua Balsamiq Mockups ha creato il primo programma di grafica per assemblare interfaccia utenti e mettere in digitale la struttura di un software o un sito, raggiungendo subito un grande successo e rimanendo a vivere a Bologna, mentre la sede della sua attività si trova a San Francisco.
Lavorano a Bologna anche i ragazzi di Mopapp, che hanno ideato un programma che permette agli sviluppatori di applicazioni di monitorare le performance dei loro prodotti su più negozi on line,fornendo un unico spazio dove controllare i diversi parametri che misurano le loro prestazioni. Il lavoro è valso ai tre giovani, Alessandro Rizzoli, Federico Sita e Marco Bellinaso, il premio europeo Microsoft BizSpark, vinto a Bruxelles lo scorso giugno.
Altra realtà del panorama bolognese è Spreaker, una social web radio dove tutti i contenuti e i palinsesti sono creati dagli utenti e dove si possono condividere idee, approfondire dibattiti, informare ed informarsi a tempo di musica. È notizia di qualche settimana fa, ripresa da numerosi media americani molto interessati al progetto, che i due soci principali, Francesco Baschieri e Daniele Cremonini, hanno ricevuto un secondo round di finanziamenti da 1,1 milioni di dollari. Nel frattempo hanno aperto una sede a San Francisco, lavorando comunque a Bologna e cercando di fare per l’audio ciò che Youtube ha fatto per i video, fornendo uno strumento semplice e a disposizione dell’utente, utlizzato anche dai ribelli libici e dagli indignados spagnoli per diffondere i loro racconti via web.
Il panorama bolognese è davvero ricchissimo: da Mavigex, che lavora nel settore della mobile tv, a Mexage, specializzata in servizi sulla tecnologia wireless radiomobile, fino a Maptoapp, il cui servizio web consente agli utenti di creare la propria guida turistica personalizzata per Iphone e Android, e che nei mesi scorsi ha realizzato l’applicazione della guida per il Comune di Bologna. La città, che sabato 17 settembre ha inaugurato il più grande Apple Store in un centro storico italiano, sembra non capire che questi ragazzi possono dare vita a una piccola ‘valley’, se solo avessero la possibilità di fare network e trovassero sinergie con le realtà locali. In realtà un incubatore esiste, si trova alla facoltà di agraria e si chiama Almacube: è stato lanciato nel 2001 dall’università di Bologna, dalla fondazione Cassa di Risparmio e dalla fondazione Almamater, e i numeri parlano di circa cinquanta realtà imprenditoriali supportate in dieci anni, con oltre dieci milioni di euro di fatturato: “il nostro è un consorzio di imprese senza fini di lucro, che offre un luogo di lavoro e incontro alle giovani start up”, racconta il referente Fabrizio Bugamelli, “la realtà è che il tema dell’innovazione d’impresa non è mai permeato nel tessuto della città, manca da parte delle istituzioni il tentativo di coordinare i movimenti e offrire progetti ambiziosi da condividere con gli attori protagonisti”.
“Almacube è una realtà conveniente”, racconta Francesco Baschieri di Spreaker, “ Il problema di fondo e’ che ospita aziende che non hanno troppo in comune e quindi non si riescono a creare sinergie. Occorrerebbe uno spazio di co working dedicato alle aziende Consumer Web, dove pensare di inventare qualcosa avendo ambizioni globali. Un open space dove sia possibile incontrarsi e scambiare pareri ed esperienze in un cammino comune, un Pier 38 in salsa bolognese”.
“La mentalità sta cambiando anche qui”, confessa Federico Sita di Mopapp, “la spinta viene dalle tante persone che ci stanno provando dal basso, senza una regia pubblica. A un certo punto del cammino, però, serve un sostegno da parte delle istituzioni, magari non tramite finanziamenti (su cui gli enti esigono delle garanzie), ma offrendo un luogo in cui poter lavorare, eventi a tema sponsorizzati e sostenuti e una rete di professionisti fruibile facilmente, per far fronte alla mole di burocrazia che regna in questo paese”.
In tal senso, alcuni giovani imprenditori hanno intrecciato un dialogo con l’assessore regionale Muzzarelli, su cui finora non ci sono stati sviluppi. Servono passi concreti: creare un fondo di investimento misto pubblico privato, enti locali che garantiscano la burocrazia necessaria per aprire una srl in poco tempo e dedichino una parte dei propri bandi alle start up, e fondi di garanzia per ottenere crediti bancari. La città continua a far finta di nulla, quando potrebbe essere un centro di investimento importante in materia, osservando l’alternarsi di sindaci disinteressati o assenti, fino all’odierno primo cittadino Virginio Merola: “piuttosto che perdersi nelle solite polemiche”, conclude Ciociola, “organizzi a Bologna un festival delle start up da tutto il mondo, attragga talenti qui e ci offra uno spazio dove lavorare. Vogliamo confrontarci pubblicamente con amministratori così incompetenti sui temi della tecnologia, che per dimostrare di conoscere il web pensano basti un tweet o un check-in su four square. Bologna oggi è una città ferma. nel 1995, quando arrivai dalla Puglia, era il posto migliore dove avere un’idea: è tempo che ritorni ad esserlo”.
La città del cinema
Da sempre Castenaso ha una passione particolare per il cinema. Il ‘cinema teatro Italia’ è l’unica sala rimasta in un territorio che va da Budrio a Granarolo, passando per Ozzano e Medicina. Perfino San Lazzaro, secondo comune della provincia bolognese, deve accontentarsi di un’arena estiva. Castenaso invece continua a credere nel valore culturale del cinema e a valorizzarne lo spazio e le attività. Giorgio Tonelli l’ha definito ‘Fort Alamo’ , fortino solitario che resiste nel difficile panorama cinematografico provinciale, grazie al legame con la storia di questo paese e coi suoi cittadini.
Per conoscere la nascita e il cammino, spesso travagliato, di questo pezzo di storia del paese è necessario fare qualche passo indietro nel tempo: l’idea di una sala cinematografica risale al giugno del 1924, quando è inoltrata al comune la richiesta di costruire “un fabbricato ad uso cinematografico e botteghe diverse lungo la via provinciale Castenaso-Budrio”. Dopo alcune ispezioni non andate a buon fine, “il salone cinematografico non era completo di alcuni lavori di finimento”, abbiamo testimonianza di una prima attività nella struttura il dodici novembre 1925, per lo spettacolo con accompagnamento d’orchestra dell’operetta ‘Principessa Smeralda’ realizzata dalla società ‘Piccoli Italiani in Bologna’. Il primo documento che attesta la dicitura ‘Cinema teatro Italia’ è del dieci marzo 1927, e di pochi mesi dopo è il documento di abitabilità del fabbricato, firmata dal podestà Vandelli: proiettore delle pellicole per diversi anni sarà Ettore Cocchi. Il 20 giugno del 1943 il nuovo proprietario Ambrogio Balboni presentò richiesta di ampliamento della galleria del cinema, vista la grande partecipazione agli spettacoli, ma il paese si trovava in guerra e i bombardamenti non risparmiarono neanche il piccolo comune di Castenaso: nel 1944 il cinema Italia fu completamente distrutto.
Finita la guerra vi erano esigenze e priorità più immediate del cinematografo, e per qualche tempo l’idea di ricostruirlo fu messa in soffitta. Dopo un tentativo isolato di adibire la loggia della Villa di Marano a luogo di proiezione, idea mai andata in porto, uno sparuto gruppo di uomini decise che il paese aveva di nuovo bisogno di un luogo di cultura e svago. I ‘cavalieri che fecero l’impresa’ fondarono una cooperativa dal nome curioso e originale, “Cooperativa per lo studio e la cultura fisica ed intellettuale fra i lavoratori di Castenaso”, a cui l’allora sindaco Pietro Tosarelli, il 20 aprile 1950, rilasciò il permesso di ricostruzione dell’edificio.
La ricostruzione vide la collaborazione generosa di tanti cittadini che si rimboccarono le maniche, attivate da quello spirito di comunità che ha contraddistinto il popolo italiano nel dopoguerra, permettendogli di superare ogni difficoltà. “Ricostruire il cinema fu una e vera propria impresa, portata avanti con il sacrificio di tutto il paese”, ricorda un castenasense illustre, Dino Pirini, “mio zio era tra i fondatori dell’attività, io ero un ragazzino e quando potevo gli davo una mano, facendo la maschera e strappando i biglietti”.
I film da proiettare erano scelti dal consiglio della cooperativa, che negli anni è riuscita a portare avanti la propria attività a costi contenuti, grazie all’impegno di tanti volontari e a un appassionato operatore, Tonino Fabbri. L’attività continuò fino al 1989 quando, dopo un periodo di crisi, il cinema fu costretto a chiudere i battenti per sette lunghi anni. Nel 1996 il rinnovato impegno della cooperativa, dopo alcuni lavori di risistemazione dei locali e una nuova programmazione di prime visioni, permise di aprire di nuovo la sala al pubblico. Inoltre l’assessorato alla cultura offrì un sostegno economico alla cooperativa e la collaborazione per alcune rassegne dedicate ai più piccoli o a film di qualità. L’offerta del cinema a Castenaso raddoppiò: durante l’anno spazio ai film e alle rassegne del cinema Italia, e in estate le proiezioni, dopo i primi tentativi nel giardino del palazzo sanitario, si spostarono nella piazza di Casa Bondi: in quel luogo suggestivo il nuovo cinema paradiso castenasense accoglie ancora oggi, gratuitamente, una media di quattrocento spettatori nelle notti di fine estate, richiamando tante persone anche dai comuni limitrofi.
L’esperienza di Casa Bondi si ripete ogni estate, con ottimi risultati. La programmazione invernale ha invece risentito della concorrenza dei multisala bolognesi, e dal 2008 la coop. Studio e Cultura è stata di nuovo costretta a sospendere l’attività. In questi anni la cooperativa, proprietaria dello stabile, ha confermato di non voler più occuparsi della programmazione cinematografica, ed è quindi stata necessaria la ricerca di un altro gestore in grado di assumersi il rischio d’impresa. Nel frattempo il comune ha tentato di sostenere l’attività del cinema Italia, ma la durissima stagione di tagli agli enti locali non permette una grande capacità di azione, specie nell’ambito culturale. Nella stagione 2009-2010, il comune ha sostenuto una serie di proiezioni di seconda visione di qualità che hanno registrato un’ottima affluenza, insieme alla serata dedicata a Giorgio Diritti e al suo ‘L’uomo che verrà’: il film fu proiettato per le cinque serate seguenti, registrando sempre il tutto esaurito.
Ed eccoci all’oggi: un presente senza futuro né prospettive, in cui il cinema si ritrova di nuovo a spasso. Dal 2008, la cooperativa Studio e Cultura non è più riuscita a trovare un gestore che riuscisse a programmare un impegno a lungo termine. Onore agli imprenditori che ci hanno provato e che, constatate le difficoltà di un business avaro di utili, hanno deposto le armi. La programmazione del cinema continua a proseguire a singhiozzo, con programmi impostati all’ultimo momento e senza una visione d’insieme, come pare succederà anche quest’anno. Ma Castenaso merita di più.
Dalle rassegne dialettali ai dibattiti, dalla proiezione di documentari e film di qualità, fino alle possibilità finora inesplorate dei convegni e dei concerti: sale che possono ospitare una mole di eventi simili ce ne sono poche in questo territorio, ma dopo tanti anni di onorata carriera questo paese non riesce ancora a valorizzarla quanto merita.
È impossibile sperare che la rinascita del cinema sia curata da una regia pubblica: non è tempo né aria. È necessario coinvolgere gli imprenditori locali, sostenendoli come finora non è stato fatto abbastanza, ed è necessario che anche gli abitanti di Castenaso si facciano carico della responsabilità di mantenere in vita un simbolo delle nostre vite. Basta chiedersi sbuffando “ma perché il cinema non apre?”, basta correre pigramente al multisala più vicino ad ogni occasione, ripeto: prendiamoci le nostre responsabilità. Potremmo nasconderci e invocare le solite associazioni di volontari o di commercianti, ma proviamo a essere coraggiosi: servono i giovani, servono gli amanti del cinema, quelli che lo vivono ogni giorno e che provano un’emozione sempre diversa ogni volta che quella luce fioca esce dalla cabina per illuminare lo schermo di nuove storie. Un nuovo impegno, che programmi il futuro con passione e sfrontatezza, volto a dare nuova linfa a un pezzo di storia di Castenaso. Il cinema è nostro, prendiamocelo.
(Bibliografia: articoli di Maria Grazia Baruffaldi, Bruno Galeotti, Mario Rebeschini e Mario Bovenzi. Un ringraziamento particolare per l’aiuto e le informazioni a Giorgio Tonelli e Miranda Marmi)
Una rotatoria per Gaetano Viaggi
Il comune di Castenaso ha deciso di intitolare la rotatoria tra via Nasica e via Mazzini a Gaetano Viaggi, ex segretario dell’Anpi di Castenaso, scomparso lo scorso 19 gennaio a novant’anni. “si tratta di un personaggio che ha fatto la storia della Resistenza a Castenaso”, spiega il sindaco Sermenghi, “e resterà nella memoria di tutti come un esempio di impegno civile. Abbiamo deciso di omaggiarlo come merita”.
‘Gaetanèn’ , come lo chiamavano tutti a Castenaso, è stato partigiano della trentaduesima brigata Garibaldi. Dopo la guerra lavorò alla ricostruzione del paese e si occupò del circolo locale dell’Anpi, insieme al presidente Olindo Pazzaglia, cercando di promuovere nelle scuole e tra i giovani i valori della Resistenza. “l’intitolazione è un atto dovuto”, sottolineano Bruno Galeotti e Maurizia Martelli, rispettivamente presidente e vice presidente dell’Anpi Castenaso, “ per onorare la sua memoria e il suo impegno nella lotta di liberazione e a difesa dei principi fondanti della costituzione”.
I familiari, interpellati sulla proposta, si sono dichiarati entusiasti. L’intitolazione dovrebbe avvenire venerdì sedici settembre, in occasione dell’inizio della tradizionale ‘festa dell’uva’ . L’unico dubbio riguarda la norma che prevede si debba attendere dieci anni dalla morte di una persona per intitolargli strade o vie: “se non ci sono dietrologie e il valore della persona è provato non capiamo perché bisogna aspettare così tanto tempo”, dichiarano i consiglieri del Movimento 5 Stelle, Nunzio Diana e Piergiorgio Calà, che sottolineano “l’importanza di dare risalto e lustro a chi ha lottato per la libertà”.
È sorpreso della tempistica della scelta il capogruppo della lista Marchi Sindaco-Uniti per Castenaso, Mauro Mengoli: “conoscevo Gaetano Viaggi, che ho sempre stimato e rispettato, ma la notizia mi coglie di sorpresa, visto che la scomparsa è avvenuta da poco e in passato, quando proponemmo di intitolare strade a persone meritevoli, proprio l’amministrazione ci ricordò che la legge invitava ad attendere dieci anni dalla dipartita. Pongo questa riflessione poiché per una scelta così importante è necessario un processo decisionale condiviso. Inoltre mi sento in dovere di proporre il nome di Walter Vespignani, ex assessore e consigliere comunale venuto a mancare pochi mesi fa, per l’intitolazione di una struttura nel paese”.
(versione integrale dell’articolo apparso su ‘Il Resto del Carlino’ sabato 27/08/2011)

