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Attenti a quel duo
Continua il viaggio di Eu tra le realtà musicali più interessanti del panorama italiano. Dopo i Ministri, ecco i Bud Spencer Blues Explosion.
Chi ha detto che tre è il numero perfetto? La Scolastica medievale sbagliava a quanto pare, forse perché ancora non aveva conosciuto i Bud Spencer Blues Explosion. Avete capito bene, “BUD SPENCER” e non Jon Spencer Blues Explosion, quella é tutt’altra roba! I Bud Spencer Blues Explosion (o “BSBE”, se andate di fretta) sono un dinamico duo (chitarra e batteria) che sta velocemente emergendo dal sottobosco musicale italiano. Potenti e ruvidi trasformano ogni performance live in un evento memorabile. E voi direte “ok eu, ti credo sulla parola, ma come fanno in due?”. Facile, avendo dalla loro parte una tecnica e una chimica che raramente si trovano oggi nel Bel Paese, da due si trasformano in un migliaio, tant’è che dopo le prime note sembra di avere davanti una big band (vabbè, ho esagerato, ma il concetto l’avete colto). I due ragazzi partendo da radici blues dure ramificano melodie che spaziano dal rock in stile White Stripes alle sonorità più dolci che ammiccano al cantautorato nostrano; il frutto di questo amalgama sono un ottimo album che propone pezzi grezzi e ritmati intervallati da ballads molto orecchiabili. Il massimo lo si raggiunge nella dimensione live: Adriano Viterbini (chitarra e voce) e il compagno Cesare Petulicchio (batteria e percussioni) non si risparmiano, e chi era quest’estate alla fiera di San Lazzaro ad assistere insieme a me al loro concerto, totalmente gratuito, se n’è fatto un’idea. Si vede che alla base di tutto c’è una chimica e una tacita intesa che trasforma la performance in un botta e risposta di virtuosismi musicali, in un gioco di sguardi divertito e divertente.
Altra caratteristica curiosa del gruppo è l’ironia nascosta tanto nei testi quanto nella musica. A partire dal nome del gruppo, passando per frasi come “mio padre è sempre stato vergine”, fino ad arrivare ad una passione per le cover che li porta a stravolgere Hey Boy Hey Girl (dei Chemical Brothers) in un pezzo rock, o a rileggere Killing In The Name (dei Rage Against The Machine) in chiave country.
Ultimamente sono usciti con un nuovo disco “Do it” (“Dio odia i tristi”, e anche con questo titolo si sorride), che ha già avuto ottime recensioni. Spero di avervi messo ancora una volta la pulce nell’orecchio…
CERCATEVI:
- Happy (ep)
- Bud Spencer Blues Explosion
- A Fuoco Lento (live)
- Do It
Non c’è spazio
Questo blog vuole essere, umilmente, un luogo dove chiunque lo desideri può scrivere o condividere qualcosa, al di là del sottoscritto. Nei prossimi tempi alcuni amici posteranno qui recensioni, disegni, foto, dividendo la loro attività in base ai temi che seguono maggiormente, con frequenza libera e senza impegni. Oggi cominciamo con Eu, che parla dei Ministri.
L’urlo. E’ forse il primo pensiero che sfiora la mente non appena si sente parlare dei Ministri, una delle novità (per modo di dire, dato che di gavetta ne hanno già fatta molta) più interessanti del panorama musicale italiano. Una voce potente che sveglia chi è ancora convinto che la musica dello Stivale sia da anni in una risacca culturale, in un “blocco del cantautore” da cui è difficile uscire. Infatti per parafrasare Allen Ginsberg, ho visto le migliori band della mia generazione rimanere incastrate in un circuito musicale di nicchia, nascosti nell’ombra dei grandi mostri sacri del Bel Canto. I Ministri per fortuna sono riusciti ad emergere. Perché? Perché possono contare su un suono solido e originale; perché i “mostri sacri” non li hanno spaventati, anzi, li hanno sapientemente assimilati e spolverati (Battiato in primis, le citazioni si sprecano nelle loro liriche); perché pur venendo dallo scenario underground (termine orribile) non hanno paura di mostrarsi al pubblico di TRL, senza svendersi né chiudersi nello snobismo (in pochi hanno avuto tanto coraggio, gli Afterhours a Sanremo ne sono un altro esempio).
Questi tre ragazzi salgono sul palco in divisa (icona del gruppo) e raccontano l’Italia attraverso vivide immagini, la gridano, senza retorica, senza moralismi, senza finte provocazioni, dimostrandoci che fare musica interessante non é una chimera. Tematiche militanti mischiate a suoni ruvidi e compatti dipingono realtà ai margini della società, le vite acide di chi lotta per il lavoro, per la casa, per la politica, per i propri diritti. Il tutto in maniera schietta, senza cercare virtuosismi musicali ma nemmeno volendo trovare ritornelli in rima baciata a tutti i costi.
Ma come diceva il saggio Frank Zappa “parlare di musica é come ballare di architettura”, quindi non sta a noi raccontarvi chi sono i Ministri ma a voi informarvi, e soprattutto ASCOLTARLI.
Discografia Ministri
- I Soldi Sono Finiti
- La Piazza (ep)
- Tempi Bui
- Fuori