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Futuro cercasi
Qualche mese fa è uscito un piccolo libro di Romano Prodi, “Futuro cercasi”. Gentilmente regalatomi da un caro amico, condivido qui alcuni pensieri tratti dall’opera, sull’Europa, sulla politica, sul futuro.
I governi europei dovrebbero capire che la loro nazione, intesa come nazione che corre da sola, in questo mondo è finita. Se le nazioni europee, pur conservando la loro la propria identità, procedessero con progetti comuni, avrebbero invece un enorme spazio. Quando spiego ai miei studenti all’estero l’Unione Europea, con i suoi errori, le sue occasioni, dico che l’Europa tutta insieme è il più grande mercato del mondo, il più grande esportatore del mondo, accumula il più alto reddito del mondo, ma che agendo separatamente i paesi che la compongono non avranno la forza di conservare questo livello di ricchezza per il futuro. Se si unisce può trascinare il mondo, perché abbiamo ancora capacità tecnologiche, e allora possiamo davvero offrire ai giovani una strada.
Facendo un esame di coscienza, alla nostra generazione cosa si può imputare rispetto alla situazione attuale della giovane generazione?
Moltissimo: quella di non avere capito che tutte le energie andavano investite nella scuola. Questo è quello che secondo me si deve imputare, perché noi abbiamo ritenuto la scuola come una specie di routine e invece il domani è tutto fondato sul sapere. Inoltre, con il nostro cattivo esempio, li abbiamo allontanati dalla politica. L’idea che si possa fare senza politica fa morir dal ridere: la politica è il luogo delle decisioni che stanno ben al di sopra dell’economia. Anche se la parola ha assunto un significato sporco, un significato deteriore, cosa c’è di più grande della politica?
Quindi come fare perché la politica acquisti di nuovo appeal per i giovani?
Prima di tutto, rompere la catena che si è creata. La cattiva politica ha determinato l’allontanamento dei giovani dalla politica. è quindi necessario che i giovani, tutti insieme, capiscano che la loro partecipazione alla vita politica, con tutti i problemi che comporta, è indispensabile per la loro stessa ascesa, per la loro affermazione. Quando parlo di giovani e politica io non parlo soltanto di età. Parlo anche di freschezza intellettuale e di autonomia personale. Se un giovane entra in politica semplicemente perché fa il portaborse di uno più anziano non è un giovane, ma è un portaborse. Entra come anziano. La maggior parte dei nostri giovani sono entrati in politica come anziani. Quante volte ho detto ad alcuni giovani promettenti: “affermati prima nella tua professione”; “Entra forte con un tuo ruolo”, perché se poi ti va male, se poi trovi dei momenti duri – perché la politica è dura – “tu possiedi una tua professione e puoi salvare la tua dignità anche nei momenti difficili”. Se non hai questa forza sarai sempre vecchio, perché sarai sempre nelle mani di qualcuno. Questo i giovani che entrano in politica non lo capiscono quasi mai: il fascino della carriera prende anche loro. Entrano in quello che è il grande guaio della democrazia occidentale, quello che si chiama “il corto periodo”, ovvero pensare solo all’oggi, pensare solo alle elezioni. Dato che siamo sempre sotto elezioni, non pensiamo mai al domani, ma solo all’oggi. E il giovane entra in politica con questa idea di costruirsi il consenso per il successo di oggi. In questo modo non aiuterà mai se stesso e i suoi coetanei a crescere. Quello che dico ai giovani è: entrate in politica, ma non da vecchi. Perdete una battaglia dietro l’altra, ma accumulate forza ed esperienza, perché quando vincerete, vincerete voi, non per conto di altri. Ecco, questo secondo me è il rapporto giusto fra i giovani e la politica.
Tratto dal capitolo “Un cuore di industria e lavoro nel futuro dell’Europa”:
Prima di parlare dei problemi del nostro Paese vorrei ricordare a tutti che questa Europa è ancora il numero uno al mondo per Prodotto Interno Lordo, per produzione industriale, per esportazione e potremmo continuare con altri campi in cui tutti assieme siamo il numero uno nel mondo. è certo una consolazione, ma fa anche molta rabbia vedere come questi primati non contino nulla dal punto di vista politico. Siamo il numero uno in tanti campi ma stiamo perdendo il contatto con la storia Le nostre potenzialità sono ancora forti ma si stanno indebolendo giorno per giorno. Se leggiamo le cifre della crisi e analizziamo i dati degli ultimi anni l’Europa è quella che va più adagio e che si riprende più lentamente: non abbiamo né il ritmo asiatico né quello americano. La media della crescita europea è infinitamente più bassa se confrontata a quella di questi continenti. La crisi è stata generata dagli Stati Uniti ma scuote soprattutto l’Europa, proprio perché qui è mancata la forza delle decisioni politiche necessarie per reagire di fronte alle difficoltà. Arrivata la crisi noi abbiamo potuto assistere agli interventi di sostegno dell’economia da parte degli altri paesi, ma non abbiamo avuto alcun intervento organizzato da parte europea. Così ogni paese della Ue ha messo in atto la propria politica, e ogni rapporto con gli altri Paesi è stato dominato dall’accusa reciproca di non avere i bilanci in ordine. In questa maniera si insiste più sul freno che sulla spinta in avanti, per motivi assolutamente comprensibili; la divisione e l’aggressività della speculazione internazionale rende la politica dei governi , per definizione, conservatrice. Questa è la nostra prima assimetria nei confronti dei gravi problemi economici in cui ci troviamo: la mancanza di una politica industriale , fiscale e di bilancio che non solo sappia affrontare le emergenze – penso al caso della Grecia – ma che sappia dare al sistema la spinta di cui ha bisogno.
( … ) La nostra moneta unica, condizione essenziale della nostra forza futura, è entrata in un periodo di gravissima crisi. Da questa crisi si uscirà perché nessuno ha interesse che l’euro scompaia. Vorrei tuttavia ricordare che solo con l’euro la Germania ha cominciato ad accumulare un enorme surplus nella propria bilancia commerciale. Mi auguro perciò che la Germania non ceda al populismo montante di molti suoi cittadini ma persegua semplicemente i suoi interessi di lungo periodo. Per la Germania il costo della solidarietà è molto inferiore rispetto ai guadagni a lei derivanti dall’esistenza della moneta unica.
note: immagine da ilsussidiario.net
