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Il passo indietro di Huntsman

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Di seguito il mio primo pezzo su Daily Blog, per cui seguirò la sezione Esteri e in particolare, nei prossimi mesi, gli sviluppi delle elezioni presidenziali statunitensi.

 

 

In qualsiasi altra corsa alla nomination repubblicana Jon Huntsman avrebbe potuto ambire a un ruolo da protagonista: figlio di un ricco uomo d’affari e mormone moderato, ex amato governatore dello Utah e ambasciatore in Cina scelto dall’amministrazione democratica, Huntsman era un candidato capace che avrebbe potuto impensierire Barack Obama. Ma la polarizzazione dell’elettorato conservatore, schiacciato sui temi radicali dei militanti Tea party, ha di fatto escluso in partenza l’ex ambasciatore dalla corsa repubblicana, che non ha mai registrato un’impennata nel gradimento degli elettori conservatori. Nei Caucus dell’Iowa, in cui non ha fatto campagna, ha raccolto pochi e voti e in New Hampshire, stato in cui l’elettorato è mediamente più moderato e dove Huntsman ha investito molto, non è andato oltre il terzo posto.

“è giunto il momento di unirsi attorno al candidato che può battere Barack Obama. E quel candidato è Mitt Romney”, ha detto Matt Davis, il manager della campagna di Huntsman, annunciando il sostegno del proprio candidato al grande favorito di queste primarie. Decisione inaspettata (poche ore prima il più grande quotidiano del South Carolina, The State, aveva manifestato il sostegno alla sua corsa) ma ampiamente prevedibile, Huntsman ha deciso di fare un passo indietro: qualcuno ipotizza possa rifarsi sotto nel 2016, quando lo sfidante democratico non sarà Barack Obama e nel partito repubblicano, forse, l’influenza dell’ala radicale avrà perso appeal. Altri immaginano un piano B: l’ambizione di diventare, in caso di elezione di Romney alla Casa Bianca, segretario di Stato, ruolo che potrebbe calzargli a pennello.

Dopo quello dell’ex governatore del Minnesota Tim Pawlenty, il fronte moderato si consolida con l’appoggio di Huntsman, rafforzando la candidatura di Mitt Romney. Curiosa la situazione del ricco e moderato ex governatore del Massachussetts: ha vinto, con un risicato margine, i Caucus in Iowa e, più facilmente, le primarie in New Hampshire. Registra un netto vantaggio (più di venti punti) nei sondaggi in South Carolina, dove le consultazioni si svolgeranno sabato 21. Entro la fine di gennaio (il 31 ci sono le primarie in Florida), potrebbe già legittimare la propria candidatura, avviandosi verso ilSuperTuesday (il sei marzo, in cui si vota nella maggior parte degli stati) in una situazione di relativa tranquillità. Gli avversari, infatti, arrancano: Rick Santorum, sconfitto di misura in Iowa e in difficoltà in New Hampshire, ha ricevuto in questi giorni l’endorsement compatto del fronte evangelico, ma rimane indietro nei sondaggi. Newt Gingrich, anche lui sottotono finora, a meno di un risultato oltre ogni attesa sabato, potrebbe far convergere i propri voti proprio verso Santorum, in un’ipotetica alleanza alla destra di Romney. Rimangono il governatore del Texas Rick Perry, che non ha registrato successi in questo inizio di primarie e dovrebbe ritirarsi a breve, e Ron Paul, il candidato libertario e anti stato che continua ad avere un discreto seguito (soprattutto tra i giovani)  ma non ha nessuna speranza di ottenere la candidatura, a causa delle sue delle sue posizioni. Prima delle consultazioni in South Carolina, è tempo di dibattiti tra candidati: questa sera su Fox News, dopodomani sulla CNN, in attesa che il terzo appuntamento elettorale chiarisca ancora di più la complicata situazione dei repubblicani: un partito che per battere Obama ha bisogno di un candidato capace di recuperare voti tra gli indipendenti, ma che al suo interno è ostaggio delle frange populiste che estremizzano il confronto e non aiutano a scegliere una persona in grado di contendere la presidenza ai democratici. Degno di nota finora il fatto che, nonostante le influenze dei Tea Party, sono stati proprio i candidati vicini a questo movimento i più in difficoltà: Cain si è ritirato prima di cominciare, Michelle Bachmann dopo l’Iowa, Perry e Gingrich lo faranno a breve. Il fronte moderato, invece, dopo le iniziali difficoltà si compatta attorno a Mitt Romney, il candidato ‘inevitabile’.

Written by pfp

gennaio 16th, 2012 at 3:42 pm